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Rientra la Taurinense dal Libano

«Dopo 22 anni dalla missione in Mozambico gli alpini sono tornati ad indossare i caschi dell’Onu, per contribuire a ristabilire la pace in un’area complessa. Per la prima volta gli alpini sono stati in Libano, portando con orgoglio la loro penna sull’elmetto blu».

È con queste parole che il generale Franco Federici, comandante della brigata alpina Taurinense, ha celebrato il rientro dei militari, dopo 8 mesi di missione Unifil, nelle cerimonia nella piazza d’armi della caserma Monte Grappa, tra vessilli e fanfare.   

Gli alpini della Taurinense hanno operato all’interno di un contingente multinazionale di circa 4000 militari, all’interno di una delle missioni Onu più vecchie e tuttora attive, iniziata nel 1978. In Libano i militari italiani hanno svolto compiti di sicurezza e di assistenza alle forze armate libanesi, sviluppando, nel contempo, importanti progetti di collaborazione civile e militare a favore della popolazione locale e a sostegno della pace. Tra questi anche la collaborazione nel recupero dell’area archeologica della regione di Canaan, tra le più suggestive al mondo.  

Dal punto di vista militare, per la prima volta nella storia della Taurinense si è sperimentata una gestione operativa «binazionale» con quadri di comando italofrancesi, frutto di un’intesa con i cugini della brigata alpina dell’esercito francese. Due tradizioni alpine unite dalla stesa preparazione militare. «Un battesimo operativo - ha rimarcato il generale Alberto Primicerj, comandante delle forze operative terrestri italiane, presente alla cerimonia - di un tandem militare creato dai due governi per affrontare i nuovi scenari mondiali sul fronte della sicurezza».  

MASSIMILIANO PEGGIO

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