Doueiri, Libano terra non riconciliata

Dopo premio a Venezia esce L'insulto candidato agli OscarROMA - Il Libano è una democrazia, ricordiamolo, non una dittatura ma non si è mai fatto uno sforzo concreto per riconciliare le persone'

'. Ne è convinto Ziad Doueiri, regista de L'insulto, premiato al Lido per la Coppa Volpi a uno dei due protagonisti, il palestinese Kamel El Basha, e in sala dal 6 dicembre in 70 copie con Lucky Red. Il film attualmente primo in classifica in patria e in corsa per il Libano all'Oscar come miglior film straniero, racconta attraverso la formula di un avvincente legal drama la facilità con cui i conflitti religiosi e sociali, mai veramente risolti nel Paese dopo la Guerra Civile, possano riemergere con violenza.

Tensioni riflesse anche dal breve arresto di cui è stato vittima il regista, al ritorno in Libano da Venezia. ''E' stato il movimento di sinistra, per il boicottaggio di Israele, Bds (Boycott, Divestment and Sanctions) a denunciarmi - spiega oggi a Roma il regista -. Ma mentre per il mio precedente film (The attack del 2012, vietato in Libano e boicottato negli altri Paesi arabi, tranne il Marocco) avevo violato la legge (andando a girare anche in Israele, ndr), per The Insult non ci sono motivi di scontro con le autorità quindi sono stato rilasciato''. Il libanese Doueiri, classe 1963, negli anni della guerra civile (1975- 1990) ha vissuto e studiato negli Usa ed è stato assistente operatore per molti film di Quentin Tarantino, fra i quali Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown. ''Ho vissuto due terzi della mia vita in Libano e un terzo tra Usa e Francia - dice - faccio il giocoliere tra due culture. Non sento mio il Ramadan ma neanche il Giorno del Ringraziamento''. Doueiri ama però raccontare il Medio Oriente ''perché è una terra ricca di soggetti e di conflitti''.

In L'insulto, lo spunto del film, viene da un incidente accaduto a lui. ''Un giorno annaffiando, sul balcone, a Beirut avevo fatto cadere un po' d'acqua su un operaio palestinese che lavorava lì sotto. Lui mi ha insultato pesantemente e io per la rabbia ho risposto con la stessa terribile frase che uno dei protagonisti dice nel film (''Sharon avrebbe dovuto sterminarvi''). Joelle, che allora era mia moglie ed è cosceneggiatrice del film mi disse che avevo esagerato e sono andato a scusarmi''. Tutto questo ''mi ha dato l'idea di raccontare cosa sarebbe potuto succedere se non mi fossi scusato. Il Libano è un Paese dove può bastare una scintilla per riaccendere gli scontri''. Nel film, 'l'incidente' iniziale è fra Toni (Adel Karam), libanese cristiano, meccanico che aspetta dalla moglie il primo figlio e il capomastro palestinese Yasser (Kamel El Basha), entrambi segnati dai pregiudizi e da traumi del passato. Tra loro, dalle parole si passa a uno scontro fisico e la faccenda finisce in tribunale. Il processo diventa un caso mediatico, strumentalizzato dalla politica e causa nuove tensioni tra cristiani e palestinesi.

''Io sono cresciuto in una famiglia di cultura laica fortemente pro-palestinesi, alcuni miei parenti sono anche morti per combattere con l'Olp, mentre Joelle viene da una famiglia cristiana di estrema destra. Abbiamo deciso, per essere equi, di invertirci le parti, io ho scritto la difesa del cristiano e lei del palestinese - spiega -. La sceneggiatura è nata da un flusso ininterrotto in cui c'è tutto il mio rapporto con il Libano'', compreso il suo difficile confronto con il Bds. ''Hanno tentato di far boicottare anche L'insulto ma non ci sono riusciti - dice Doueiri -. Anch'io sono convinto come loro che l'occupazione israeliana dei territori debba finire ma quel gruppo, che pure è sostenuto da grandi artisti, come Ken Loach, Roger Waters e Brian Eno, per far valere le proprie idee usa modi fascisti''. Come vive la corsa all'Oscar? ''Vediamo cosa succederà, ci sono avversari molto forti, come il film cileno o quello russo. Ma la cosa che mi rende felice è che stavolta il film possa arrivare al pubblico anche nei Paesi arabi''.

ANSA.it

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