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Mondo TV sigla contratto in Libano

Edoardo Fagnani 

Mondo TV ha sottoscritto un nuovo contratto con Safe Media, società con sede in Libano, per la licenza di propri prodotti animati destinati alla diffusione via satellite sulle televisioni Al Sharjah TV e Al Majd Tv in Medio Oriente e Africa del Nord. La licenza avrà durata di due anni e prevede lo s lo sfruttamento non esclusivo dei programmi licenziati in lingua araba....

 

 

SIRIA: CAMPAGNA DELLA CARITAS, APPELLO DEL PAPA

 La Caritas internationalis lancia una campagna per fermare la guerra in Siria: preghiera, aiuti e, soprattutto, l'impegno dei governi per una soluzione politica al conflitto

 

'Paesi poveri ospitano 50% profughi'

Dati contenuti in nuovo rapporto Oxfam. 'Serve inversione rotta'

Giordania, Turchia, Libano, Pakistan, Sud Africa insieme al Territori Palestinesi ospitano più del 50% dei rifugiati di tutto il mondo, mentre le sei nazioni più ricche, ovvero Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito, ne accolgono solo il 9%.

"Dietro i jihadisti in Siria ci sono i turchi e i sauditi"

Il vescovo di Aleppo, monsignor Antoine Audo, accusa l'Occidente: "Questa guerra è organizzata per interessi economici e strategici ad alti livelli da Usa e Israele"

 

«La guerra civile siriana è orchestrata da un'organizzazione di Stati molto determinati, che dispongono di risorse finanziarie quasi sterminate: pensate che i miliziani delle milizie jihadiste prendono fino a 1500 dollari al mese, quando un soldato di Assad ne guadagna appena 60».

 

Monsignor Antoine Audo non ha peli sulla lingua e per sua stessa ammissione è abituato a parlare secondo il dettato evangelico «sì sì, no no». Il vescovo caldeo di Aleppo ha incontrato sabato 30 aprile i lettori del Giornale e de Gli Occhi della Guerra.

Eccellenza, qual è la situazione ad Aleppo? La settimana scorsa il bombardamento degli ospedali, ogni giorno nuovi attacchi...

«La situazione è drammatica: la città divisa in due, a ovest i governativi e a est i ribelli asserragliati nella città vecchia. L'80% della popolazione è senza lavoro. E i bombardamenti durano da mesi. Ma sull'ospedale vorrei dire una cosa: bisogna fare attenzione, i media occidentali parlano di Siria solo quando attacca l'esercito di Assad. Quando sparano i ribelli non ne parla nessuno. Venerdì scorso i gruppi armati dell'opposizione hanno bombardato una moschea facendo 250 fra morti e feriti. Ne avete sentito parlare?»

Ci sono due pesi e due misure?

«Certo: per l'Occidente Assad uccide i bambini e i pediatri, mentre i ribelli islamisti sono degli angeli»

Cosa servirebbe per liberare la città?

«Un intervento boots on the ground, per spazzare via queste milizie. Ma è impossibile».

Perché?

«La Turchia è a 40 km dalla città, ogni giorno manda nuovi combattenti».

Chi paga per tutto questo?

«I soldi vengono dall'Arabia Saudita, i miliziani sono armati e addestrati in Turchia».

Quindi la coalizione che combatte Isis in realtà finanzia la jihad?

«Esattamente. Questa guerra è organizzata per interessi economici e strategici ad alti livelli da Usa e Israele, secondo un accordo ben orchestrato. Ma sono loro dietro tutto: hanno i loro interessi, che difendono tramite intermediari come la Turchia, l'Arabia, il Qatar»

Sono parole molto pesanti.

«Eppure sono rapporti geopolitici chiari. I nodi sono due: la volontà di Israele di sopravvivere e quella statunitense di imporre la propria supremazia economica. Questi obiettivi sono intrecciati e per raggiungerli si punta a dividere gli avversari. Guardi cosa hanno fatto con Saddam e cosa hanno provato a fare con Assad».

Come giudica invece l'intervento russo?

«È stato una benedizione: Putin è stato il nostro salvatore contro gli estremisti islamici»

È possibile una convivenza tra cristiani e musulmani?

 

«Io ho amici musulmani, con cui c'è grande stima reciproca. Certo, i musulmani si pensano come un gruppo, hanno una mentalità tribale. Nell'islam l'individuo non viene posto di fronte alle proprie responsabilità come nel cristianesimo».

13 ottobre 1990 o il tradimento di un popolo

13 Ottobre 2016

Prigionieri e martiri del 13 ottobre 1990.

In occasione della commemorazione del 13 ottobre 1990 Odiaspora.org offre dei racconti di questa epoca per immergervi nell'atmosfera dei momenti più tristi del Libano.

A Grosio la testimonianza di padre Damiano impegnato in Libano tra i profughi

Nel Paese dei cedri sono oltre un milione e settecentomila i profughi siriani e iracheni di cui le grandi potenze e l’Europa sembrano essersi totalmente dimenticati.

 

Quello che mai i nostri telegiornali porteranno nelle nostre case, a proposito di quanto avviene e del perché avviene sui teatri di guerra del Medioriente, lo ha spiegato in una seguita conferenza giovedì sera, 26 Maggio, presso l’Oratorio di Grosio, padre Damiano Puccini, sacerdote pisano, dal 2003 in Libano presso la comunità di Damour, una cittadina a sud della capitale Beirut.

Abi Nasr: il terrorismo che colpisce l’Oriente e l’Occidente impone ai cristiani del Libano la responsabilità di fissare la loro presenza

Il deputato Nehmat Abi Nasr ha congratulato il Dr. Samir Geagea, nell'undicesimo anniversario della sua liberazione dal carcere, sperando che il Libano esca fuori dalla prigione dei conflitti regionali e internazionali che impediscano allo Stato di essere presente e della prigione dei interessi di fazione che inficiano il funzionamento del delle istituzioni costituzionali. 

Aoun e Hariri e ciò che onora le elezioni di Beirut.

 

Il giornalista:Jean Aziz

Quando è arrivata l'idea di un’alleanza per elezione nel comune di Beirut con Hariri, al tavolo di Michel Aoun, il discorso si è trasformato quasi come si fosse una decisione da prendere per una battaglia sul destino. Nella discussione si sono valutati i pro e i contro. Tutte le dimensioni, i confronti e gli approcci erano un’ossessione. 

Artisti a "Breakfast in Beirut" in 30 narrano il Medioriente

di Mauro Favaro

Ci sono anche artisti della Biennale tra gli oltre trenta autori che attraverso le loro opere d'arte raccontano le diverse facce del Medioriente nella mostra "Breakfast in Beirut" inaugurata l’altro giorno nei nuovi spazi della barchessa di villa Giovannina a Villorba. Presenze internazionali del calibro di Hany Al Ashkar, uno degli autori del padiglione egiziano a Venezia, e Nigol Bezjian, autore del video "Ladies and Gentlemen" esposto l'anno scorso al padiglione armeno. Il titolo della mostra deriva dall'omonima opera cinematografica della video-maker libanese Farrah Al Hashem, mentre l'immagine di copertina appartiene alla serie «Identity» dell'artista anglo-libanese Kiran Tasneem.

Questa ultima è stata scelta come opera di apertura dell'esposizione: un volto libero che va via via oscurandosi sotto a un burqa che alla fine copre interamente l'identità della persona. "Breakfast in Beirut" vuole rappresentare una svolta, un nuovo modo di vedere il Medio Oriente con gli occhi di artisti europei ed artisti medio orientali. Non a caso i curatori, Daniel Buso ed Enas Elkorashy, hanno voluto suddividere la mostra in due parti: al piano terra si esplora il Medioriente attraverso la lente degli artisti europei chiamati a interpretarlo tra guerra, terrorismo e luoghi comuni; al primo piano invece il Medioriente attraverso le opere degli artisti che l'hanno vissuto in presa diretta.

 Nella prima sezione si possono ammirare opere figurative di Stefano Bullo, Aldo Pavan, Alessandro Severin, Nicola Zolin e del trevigiano Alessandro Zannier (il musicista Ottodix). Assieme agli inglesi Amy Oliver e Kiran Tasneem, di origini libanesi, la francese Elissar Kanso e il tedesco Henric Taip. Oltre agli egiziani Mohamed Dahroug e Ahmed Kassim. Fino appunto a Bezjian, artista libano-siriano. Nella seconda sezione ci sono opere di artisti del Medioriente. L'Arabia Saudita di Heba Abed e Eiman Elgibreen. L'egiziano Al Ashkar assieme a Khaled Zaki, Yasmine El Meleegy, Aya Alaa El Fallah, Walid Ebeid e Hala El Sharouny. Più l'iraniano Farbod Ahmandvand.

Questi gli orari di apertura: dal martedì al sabato (14-20) e domenica (10-20). Di mattina solo su appuntamento. L'esposizione si chiuderà il 5 giugno. Il biglietto intero costa 5 euro.

http://www.ilgazzettino.it/nordest/treviso/treviso_artisti_a_breakfast_in_beirut_in_30_narrano_il_medioriente-1705270.html© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Beirut, a Fashion Week spazio a creazioni eccentriche giovani

Freschezza e originalità oltre passerelle.Da Mar Mikhail a Saifi

BEIRUT - Abaya (lunghe sopravvesti femminili) eccentriche e colorate fatte di lino, cashmeer o lana su cui vengono applicati ricami dai disegni ludici, ma anche semplici tessuti stampati. Cappe in maglia e organza su cui sono stati ricamati alcuni versi di ''Ya Beirut'' del poeta libanese Nizar Kabbani. Due generi molto diversi e un comune denominatore: mani giovani che si affacciano sul mondo della moda e del design.

Bourj Hammoud: dal genocidio armeno alla crisi siriana

Bourj Hammoud si trova nella parte nord-orientale della capitale libanese a poca distanza dal mare e dal porto della città, oltre il Beirut River. Il quartiere deve il suo nome a quello dell'unico edificio presente prima della progressiva urbanizzazione della zona: la torre (in arabo Bourj) costruita dalla famiglia libanese Hammoud che, in uno dei punti d'accesso alla città, permetteva di tenere sotto controllo il territorio circostante