Cultura

Ricetta della settimana :Riso con Kafta e patate al forno (Ruz ma’ Kafta Be Batata) da M.B

  Ingredienti per 2 persone: 

200 gr. di carne macinata rossa

Una piccola cipolla tritata fine

100 gr. di prezzemolo tritato fine

Sale, un pò di pepe e un po’ di cannella.

4 patate medie

6 pomodori medie maturi (3 tagliati a rondelle e gli atri 3 spremuti)

Una pirofila da forno. 

Riso: Basmati, un bicchiere e un quarto.

2 grandi cucchiai di burro

2 grandi cucchiai di pastina fina e corta 

Acqua quanto basta.

 

La Pace nel dialogo tra le Religioni

A Galatone incontro con Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace

 

 

 

GALATONE (Lecce) – Venerdì 8 luglio 2016, presso il Palazzo Marchesale di Galatone, si è svolta la seconda serata del “Festival dell’Arte e della Cultura” organizzato dall’Associazione Culturale Internazionale “VerbumlandiArt” nell'ambito dell'Estate Galatea, promossa dall'Assessorato alla Cultura della città salentina. Tema dell’incontro, di straordinaria attualità, il dialogo interculturale e interreligioso: “La Pace attraverso il Dialogo: l’era della discussione”.

L'Alchimista di Bazaza sfila ad Altaroma

 ROMA - La storia a cui si è ispirato il giovane stilista libanese Hussein Bazaza, 26 anni, per realizzare la collezione che ha sfilato oggi con Altaroma nella ex Dogana, é quella di Sophia The Alchemist che vuole scoprire l'elisir della vita eterna.

La Ricetta Della settimana : Il Tabbule (da M.B)

Ingredienti per 2 persone: 

* 300 gr. Di prezzemolo 

* 2 grandi pomodori rossi 

* Una cipolla verde o una piccola bianca 

* Il succo di un limone grande. 

* Qualche foglie di menta verde (6-7) 

* 2 grande cucchiai di Burghul fino (grano spezzato che si trova da Castroni) 

* Quanto basta per una insalata, +- 4 grande cucchiai 

* Sale, pepe

ROMA, STEFANO MHANNA IN CONCERTO

ROMA, STEFANO MHANNA IN CONCERTO, giugno

Stefano Mhanna (violinista, violista, pianista, organista, compositore e direttore d’orchestra)
Stefano Mhanna, nasce a Roma l’11 luglio 1995. Musicista di fama internazionale, concertista diplomato in quattro strumenti fra i più difficili esistenti. 

Château Kefraya, quando il vino viene dal Libano

Per millenni il Libano è stato il crocevia di civiltà differenti a partire dalla fenicia a cui si sono succedute quella cananea, egizia, assiro-babilonese, persiana, ellenistica, romana, bizantina e infine araba. Attualmente ospita ben diciotto confessioni religiose, ciascuna con una propria identità, e di conseguenza offre un panorama culturale quanto mai ricco e stratificato.

Le Minoranze dal Mashreq al Maghreb

L’escalation delle forze takfiristi di Daash, della Fronte Al-Nasra, di vittoria al-Qaeda e altri nei paesi del Levante, e la sua diffusione in diverse aree arabe costituisce uno spauracchio per i popoli della regione araba, in particolare per le minoranze, le quali maggioranza appartiene alla comunità cristiana e sciita, e tali minoranze sono esposte a degli abusi fisici, di morte e di distruzione, oltre alla demolizione delle chiese, delle moschee sunnite e sciite.

A Grosio la testimonianza di padre Damiano impegnato in Libano tra i profughi

Nel Paese dei cedri sono oltre un milione e settecentomila i profughi siriani e iracheni di cui le grandi potenze e l’Europa sembrano essersi totalmente dimenticati.

 

Quello che mai i nostri telegiornali porteranno nelle nostre case, a proposito di quanto avviene e del perché avviene sui teatri di guerra del Medioriente, lo ha spiegato in una seguita conferenza giovedì sera, 26 Maggio, presso l’Oratorio di Grosio, padre Damiano Puccini, sacerdote pisano, dal 2003 in Libano presso la comunità di Damour, una cittadina a sud della capitale Beirut.

Una zuppa per la Siria

Un libro con le ricette delle migliori zuppe di 80 chef internazionali, ma anche un progetto umanitario per aiutare i rifugiati siriani nei campi profughi del Libano

 

 Le ricette di oltre 80 chef di tutto il mondo per sfamare i profughi della guerra in Siria. Soup for Syria, Chorba Suryia, Una zuppa per la Siria.

Calcio a 5, iniziativa dalla Uisp in Libano


“Il carcere di Roumieh, vicino Beirut in Libano, ha ospitato stamattina l’incontro di calcio a 5 che ha visto di fronte i minori ospiti del carcere e una rappresentativa Uisp e Cooperazione italiana“.

Zurigo, Beirut sarà la città ospite di "Videoex"

 Beirut sarà la città ospite di "Videoex", il festival internazionale del film e del video sperimentale di Zurigo. La 18.esima edizione della rassegna si tiene da martedì 24 a domenica 29 maggio e presenta un centinaio di lavori.

Vivicittà in Libano, per la pace e la convivenza sociale

A Sidone hanno corso insieme 500 bambini palestinesi, siriani e libanesi

Sidone questa mattina è stata tutto il mondo, in piedi e a battere le mani per i 500 bambini siriani, palestinesi e libanesi uniti in nome dello sport e della convivenza pacifica. Questa è stata Vivicittà, la corsa podistica messaggera di valori e di sport che l’Uisp organizza da 33 anni.

"La musica, un atto politico": Ong la porta nei campi profughi in Libano

 

Presentato a Bologna un progetto di musicoterapia per i rifugiati. In Italia si reclutano maestri di musica e strumenti musicali da destinare al Paese del Medio Oriente

di LUCA BORTOLOTTI

La musica come cura alle ferite del corpo e dell’anima, la musica come mezzo per ritrovare un’identità culturale, un terreno comune su cui ricostruirsi come popolo. È il progetto di cooperazione internazionale Music & Resilience, presentato oggi da Alce Nero a Bologna, che porta la musicoterapia all’interno dei campi profughi all’interno del Libano.

Un paese da quattro milioni di abitanti che ospita 1,2 milioni di rifugiati siriani (ufficialmente registrati) più 400mila profughi palestinesi che qui vivono sin dalla nascita dello Stato Ebraico nel 1948. Di loro si occupa la ong Assumoud, che attraverso l’introduzione della musica nei campi vuole provare a ricostruire quel senso di identità culturale negato. “La musica è un atto politico, a sostegno di un popolo che deve ritrovare la capacità di reagire e avere una voce propria – spiega Deborah Parker, coordinatrice del Music & Resilience -. La musica è anche un diritto, un’opportunità di sviluppo culturale, portatrice di un terreno comune di valori ed esperienze che se viene a mancare può creare grandi problemi”.

A fronte di un contesto socio-politico ed eventi che minacciano l’equilibrio psicofisico degli individui e della loro comunità, il tramandarsi

musiche e canzoni aiuta così a salvaguardare un senso di identità e appartenenza culturale. Per questo il progetto Music & Resilience cerca nuovi volontari, raccoglie strumenti musicali usati e recluta insegnanti di musicoterapia che in Libano non esistono; avviando il progetto Mars, con sede a Montespertoli (Fi), per formare musicisti, educatori, operatori sociali che possano raggiungere gli altri volontari nei campi profughi libanesi.

Nelle università corsi ai rifugiati per salvare il patrimonio culturale

Da Torino a Venezia: coinvolti 50 profughi impegnati nell’arte

 

FABRIZIO ASSANDRI

TORINO

Dal Monastero Sant’Elia di Mosul ai villaggi assiri della valle del Khabour, alle chiese della piana di Ninive. Tra i rifugiati dei campi profughi ci sono funzionari, docenti, archeologi, conservatori che hanno visto distruggere l’archivio dei musei in cui lavoravano, quando non i monumenti o le opere d’arte. Ora potranno formarsi in Italia per diventare esperti della sicurezza del patrimonio culturale dai danni del tempo, dal commercio illegale e dagli attacchi dell’uomo. E poi, tornare nei loro Paesi per avviare la ricostruzione a partire dalla cultura.  

 

CORRIDOI EDUCATIVI  

È il cuore del progetto X-Team, istituito dal Politecnico di Torino, le università Ca’ Foscari e Iuav di Venezia, gli istituti Siti e Corila. Ed è uno dei progetti modello dell’impegno dell’Italia per creare «corridoi educativi» per rifugiati e richiedenti asilo. Il nostro è il primo Paese ad aderire concretamente all’idea dell’Europarlamento di mettere in rete le Università per consentire a chi fugge dalla guerra di continuare gli studi, come ha spiegato il ministro Stefania Giannini: «E questo ci rende orgogliosi». 

 

Il progetto pilota partirà a settembre e coinvolgerà cinquanta studenti dai Paesi in guerra, in particolare profughi o sfollati dalla Siria, già arrivati in Italia, o ospitati nei campi in Paesi come Libano e Giordania. Per otto mesi seguiranno corsi intensivi sui beni culturali, prima in Piemonte, nel monastero di Santa Croce di Bosco Marengo, poi in Veneto. 

 

Non solo Palmira, sotto attacco dell’Isis. In Medio Oriente «si sta consumando un genocidio culturale finalizzato alla distruzione delle opere», dicono gli organizzatori. La formazione sarà «su temi interdisciplinari, dall’architettura alla tecnologia dell’informazione, passando dalla scienza dei materiali», dice Marco Gilli, rettore del Politecnico di Torino. Si parlerà di temi come la cartografia, la ricostruzione di un archivio museale, le moderne tecniche di sopralluogo con i droni. Verranno coinvolti anche gli incubatori d’impresa, per creare posti di lavoro «nella prospettiva di un ritorno a casa con dignità». 

 

«A difendere le opere ci deve pensare l’esercito – aggiunge Romano Borchiellini, presidente dell’istituto Siti – ma gli esperti che formeremo dovranno presidiare e ricostruire». Il primo ostacolo sarà quello burocratico: come accertare le competenze dei profughi. Al Politecnico di Torino ad esempio i rifugiati, non potendo presentare documenti come il diploma, vengono iscritti «sub condicione». La condizione è che «prima della laurea il loro Paese o il nostro Ministero garantiscano per loro». 

 

GLI OBIETTIVI  

 

Il progetto «costerà un milione e mezzo di euro: per ora lo finanzieranno direttamente gli atenei, ma il Ministero e l’Europa ci appoggeranno», dice Gilli. Lo scopo del progetto è formare personale che possa salvaguardare i beni culturali «sul posto, o portarli via se possibile quando c’è una minaccia». Ma il primo obiettivo è far riprendere gli studi. Perché non c’è solo il dramma dei monumenti rasi al suolo. C’è lo sfilacciamento dei rapporti, l’interruzione della catena di formazione e di studio che impoverisce ancora di più i Paesi in guerra. 

Sguardo su Beirut

Un murale in una strada di Beirut, in Libano. (Hassan Ammar, Ap/Ansa)

L'Italia al Festival di Danza di Beirut con Sciarroni

 

 C'e' anche l'Italia tra i partecipanti alla 12a edizione del Festival Bipod - Beirut International Platform of Dance, organizzato dall'Associazione Maqamat Dance Theater.

 

L'Istituto italiano di cultura nella capitale libanese, guidato da Edoardo Crisafulli, ha patrocinato e sostenuto finanziariamente la performance "Untitled_I'll be there when you die" del coreografo Alessando Sciarroni, che si e' svolta al Teatro 'Al Madina' di Hamra, uno dei quartieri storici di Beirut, noto negli anni per la sua intensa vita notturna e culturale. La performance, nata da una originale riflessione sull'arte dei giocolieri, e' incentrata sul fluire del tempo.

 

 


Alessandro Sciarroni, artista emergente con una interessante carriera internazionale, nelle sue esplorazioni avanguardistiche attraversa creativamente le arti visive, la ricerca teatrale e la danza. Sempre nell'ambito del Festival, gli organizzatori hanno promosso un evento dedicato alla ricerca e alla sperimentazione nell'ambito della danza contemporanea nel mondo arabo. Tra i partecipanti, grazie al sostegno della Farnesina, otto direttori artistici di alcune delle piu' importanti compagnie di danza o associazioni culturali che organizzano festival di danza in Italia.