News, Attualità, Cultura

Libano, gli scomparsi della guerra  civile: 17mila persone rapite o uccise

 

 Davide Frattini, inviato a Beirut 

La fotografa Dalia Khamissy dal 2010 raccoglie le storie di chi spera di rivedere i mariti, i figli, i fratelli spariti nel nulla durante la guerra civile, tra il 1975 e il 1990. E sono le donne ad aspettare: da undici anni ogni giorno chiedono la verità 

Le sigarette sono ancora nel pacchetto, dopo trentaquattro anni il tabacco è rinsecchito, non i ricordi di Imm Aziz che conserva il fagotto stropicciato assieme agli altri resti sacri: la cartella di Ahmad, il dentifricio di Mansour, le musicassette di Ibrahim, le caramelle di Aziz. Con i quattro figli parla ogni notte prima di addormentarsi, tiene aperta la finestra sopra la testa per essere sicura di sentire i loro passi, quando torneranno a casa da quel pomeriggio del 1982, i miliziani che bussano e glieli portano via.

 

I numeri 

Sono 17 mila le persone scomparse durante i quindici anni della guerra civile in Libano tra il 1975 e il 1990. Rapiti perché avevano attraversato l’incrocio sbagliato, sequestrati per i soldi con cui finanziare l’eccidio o subito uccisi e sepolti. Il caos degli scontri tra le fazioni inferocito dall’intervento straniero: gli israeliani installati verso Sud per colpire i palestinesi, i siriani dappertutto per imporre il loro dominio sul piccolo Paese al di là della frontiera.

 

Le storie

La fotografa Dalia Khamissy dal 2010 raccoglie le storie di chi spera di rivedere i mariti, i figli, i fratelli. Sono le donne ancora una volta ad aspettare. Come Aida: il marito è stato fermato a un posto di blocco a Beirut il 19 agosto del 1985 mentre tornava dal lavoro. O Zahra che cerca Mohammad, scomparso dopo aver passato il confine, era stato in Arabia Saudita per un contratto da operaio. Ha cresciuto le quattro figlie da sola, quando è successo aveva 25 anni.

 

La protesta 

Ogni giorno da undici anni queste donne aggiungono la rabbia all’attesa piazzandosi davanti al Parlamento libanese per chiedere quella verità che i politici non hanno mai voluto cercare, troppi degli implicati — o i loro discendenti — sono al potere. L’unica commissione d’indagine ha prodotto un rapporto di due pagine nel 2000: ha calcolato che gli scomparsi fossero «solo» 2.046 e li ha dichiarati «presunti morti». Ha consigliato alle famiglie di fare lo stesso, i parenti esitano: quel certificato ucciderebbe la speranza.

 

Corriere della Sera © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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Spettacolo, Cultura

COPEAM e Uninettuno promuovono giovani registi da Beirut, Marrakech e Tunisi

 

Al via un nuovo programma televisivo su UNINETTUNO.UNIVERSITY.TV per presentare i lavori dei giovani registi del Mediterraneo

La realizzazione di un programma tv per diffondere e promuovere i lavori dei giovani registi dell’area mediterranea: è questo l’obiettivo del progetto lanciato da COPEAM, la Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo, dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma e dalle scuole di cinema ALBA (con sede a Beirut), ESAV (Marrakech) e ESAC (Tunisi).

 

Il programma tv dal titolo “À première vue” andrà in onda a partire dal mese di maggio, a cadenza mensile, sul canale satellitare UNINETTUNO.UNIVERSITY.TV (visibile in chiaro sul canale 812 di SKY e sul canale 701 di Tivùsat). Ogni puntata del programma conterrà tre cortometraggi (uno per ogni scuola), dedicati a un tema specifico che cambierà di volta in volta e selezionati tra i migliori lavori degli studenti delle tre scuole. Per promuovere e raccontare le storie personali e non solo le abilità tecniche, i corti scelti saranno introdotti da un breve autoritratto del regista, fatto dagli stessi studenti, che servirà a spiegare il lavoro realizzato.

 

Per creare la sigla del programma è stato bandito un concorso, rivolto agli studenti delle tre scuole di cinema coinvolte: il vincitore è Abdel Halim Zabouri, studente dell’ESAV di Marrakech, individuato da un comitato composto da Maria Amata Garito, rettore dell’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO, dal regista algerino Rachid Benhadj, da Hicham Falah, direttore artistico del festival marocchino FIDADOC, e Nicola Caligiore, Vice-Segretario Generale della COPEAM. Lo studente sarà premiato con una borsa di studio messa a disposizione dall’Università Uninettuno, durante la conferenza annuale della COPEAM, in programma ad Ajaccio dal 7 al 9 aprile.

 

“Il cinema è uno dei linguaggi dell’arte con cui si comunicano emozioni, riflessioni, speranze e sogni. Promuovere e diffondere i lavori degli studenti delle scuole di cinema di alcuni Paesi del mondo arabo – afferma il Rettore dell’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO prof. Maria Amata Garito – ci aiuterà a capire e ad avere un nuovo punto di vista per comprendere le differenze, condividere i sogni e ascoltare le voci dei giovani del Mediterraneo”.

 

Questa importante operazione, messa in campo da Uninettuno e Copeam, rappresenta un esempio concreto di sinergia tra università, scuole di cinema e tv per promuovere i giovani talenti dell’area mediterranea e sviluppare la cooperazione internazionale e interculturale tra le nuove generazioni, anche per far fronte ai problemi di accesso al mercato e di promozione dei lavori realizzati dagli studenti delle scuole di cinema.

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News, Politica

Libano, i “Dimonios” subentrano ai “Dragoni”

Durante i sei mesi di missione, i “Sassarini” del colonnello Rosa saranno chiamati a garantire il rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu attraverso una serie di pattugliamenti lungo la "Blue line", la linea di demarcazione che separa il Libano da Israele e l’area costiera a sud della città di Tiro.

Con la resa degli onori allo stendardo del reggimento “Nizza Cavalleria” (1°) di Bellinzago Novarese e alla Bandiera di Guerra del 151° reggimento fanteria “Sassari” di Cagliari, ha avuto luogo nella base italiana di Al Mansouri la cerimonia di avvicendamento tra il colonnello Massimiliano Quarto e il colonnello Enrico Rosa al comando di Italbatt, l’unità di manovra del contingente italiano di Unifil che opera nel Sud del Libano.

 

Durante i sei mesi di missione, i “Sassarini” del colonnello Rosa saranno chiamati a garantire il rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu attraverso una serie di pattugliamenti lungo la “Blue line”, la linea di demarcazione che separa il Libano da Israele e l’area costiera a sud della città di Tiro.

 

Numerose anche le attività operative ed addestrative che i “Dimonios” saranno chiamati a condurre con le forze armate libanesi nell’ottica di una loro sempre maggiore autonomia per la sicurezza e la stabilizzazione dell’area. Altrettanto importanti saranno le iniziative in supporto della popolazione locale da portare a termine mediante la realizzazione di progetti di cooperazione civile-militare nelle diciannove municipalità presenti nell’area di responsabilità.

 

Nei ranghi di Italbatt, oltre a personale del 151° reggimento fanteria “Sassari”, opereranno i cavalieri del gruppo squadroni del reggimento “Lancieri di Aosta” (6°) di Palermo, del reggimento “Cavalleggeri guide” (19°) di Salerno e militari del 62° reggimento fanteri a “Sicilia” di Catania.

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News, Politica

In Libano cambio al vertice di Italbatt

 

I “Dimonios” del 151° Reggimento Fanteria “Sassari” subentrano ai “Dragoni” del “Nizza Cavalleria”

Con la resa degli onori allo stendardo del reggimento “Nizza Cavalleria” (1°) di Bellinzago Novarese e alla Bandiera di Guerra del 151° reggimento fanteria “Sassari” di Cagliari, ha avuto luogo nella base italiana di Al Mansouri la cerimonia di avvicendamento tra il colonnello Massimiliano Quarto e il colonnello Enrico Rosa al comando di Italbatt, l’unità di manovra del contingente italiano di UNIFIL che opera nel Sud del Libano.

 Durante i sei mesi di missione, i “Sassarini” del colonnello Rosa saranno chiamati a garantire il rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu attraverso una serie di pattugliamenti lungo la “Blue line”, la linea di demarcazione che separa il Libano da Israele e l’area costiera a sud della città di Tiro.

Numerose anche le attività operative ed addestrative che i “Dimonios” saranno chiamati a condurre con le forze armate libanesi nell’ottica di una loro sempre maggiore autonomia per la sicurezza e la stabilizzazione dell’area.

 

Altrettanto importanti saranno le iniziative in supporto della popolazione locale da portare a termine mediante la realizzazione di progetti di cooperazione civile-militare nelle diciannove municipalità presenti nell’area di responsabilità.

 

Nei ranghi di Italbatt, oltre a personale del 151° reggimento fanteria “Sassari”, opereranno i cavalieri del gruppo squadroni del reggimento “Lancieri di Aosta” (6°) di Palermo, del reggimento “Cavalleggeri guide” (19°) di Salerno e militari del 62° reggimento fanteria “Sicilia” di Catania.

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News, Politica

Israele costruisce barriere lungo i confini con il Libano

 

 

PIC. Israele sta gradualmente chiudendo con barriere i confini settentrionali, sostenendo che servano contro imminenti minacce dal Libano.

Il Canale 2 israeliano ha mostrato sezioni del muro di cemento installato vicino a Misgav Am, una comunità di coloni al confine, nell’Alta Galilea.

Secondo il Canale 2, sono stati diffusi rapporti, recentemente, su operazioni in vasta scala lungo i confini con il Libano.

Un progetto di rafforzamento dell’area di confine è in esecuzione da tempo.

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